Claudio Mercadante: Legge Elettorale e Democrazia

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo redatto dal Dott. Claudio Mercadante in merito all’ultima riforma elettorale.

In questi giorni è stata approvata alla Camera dei Deputati la Legge cosiddetta “Rosatellum” che ora dovrà passare al vaglio del Senato per poi essere promulgata come Legge dello Stato. Tutte le parti politiche sono concordi nell’affermare che questa non è la Legge migliore, ma sicuramente è la Legge migliore possibile stanti i problemi sul tavolo. Il primo interrogativo che ci si è posti è stato quello di valutare se il momento per la promulgazione di questa Legge fosse il migliore, poichè questa avverrà – qualora fosse approvata dal Senato – negli ultimi giorni della Legislatura attuale. Correttezza e buon senso vorrebbero che Leggi di tale importanza fossero promulgate sia con il massimo consenso possibile, sia non agli sgoccioli di una Legislatura. Chi non vive di sogni, però, sa che un conto è lavorare sulle idee, un conto è lavorare sulla pratica quotidiana. Il Parlamento aveva l’obbligo di scrivere una Legge, altrimenti sarebbe sembrato palese un commissariamento – in parte già vigente da parte della magistratura – avendo dovuto applicare un elaborato generico della Corte Costituzionale. Bisognava quindi salvare la faccia “a tutti i costi” e far capire al Paese che i propri delegati in Parlamento erano in grado di scrivere una Legge elettorale. Se è pur vero che i cittadini non riescono a comprendere fino in fondo l’importanza di una simile Legge, c’è da dire che dal punto di vista tecnico questa non va assolutamente sottovalutata.

La cosa che salta agli occhi è che in altri Paesi, come ad esempio la Germania, la Legge Elettorale non viene variata con la velocità e la frequenza con cui viene variata in Italia, e questo non dà dell’Italia un’immagine di serietà e coerenza, che contribuisce a dare di noi un’idea un pò sbiadita rispetto al teutonico atteggiamento di chi non si muove con questa velocità. Il vero punto centrale della questione è però quanto una simile Legge possa intaccare l’idea di Democrazia. Se è pur vero che, in qualche modo, il cittadino viene privato in gran parte della possibilità di indicare un proprio candidato, è pur vero che la selezione fatta dai Partiti garantisce la possibilità di una maggiore governabilità rispetto a repentini cambi di casacca, che altro non fanno che distruggere la crescita del nostro Paese. Lasciare il libero ingresso in Parlamento a persone, non sapendo da quali Gruppi queste siano supportate, potrebbe costituire anche un grave problema relativo all’influenza di potenti lobby o, ancor peggio, gruppi malavitosi che, concentrandosi su nominativi consenzienti, potrebbero essere veramente dannosi per il naturale scorrere della vita democratica del nostro Paese. E’ anche vero che, se si trattasse di “nominati”, questi sarebbero indicati col loro nome e cognome nella Scheda Elettorale e, pertanto, se non graditi, potrebbero non essere votati. In sintesi, approvare una Legge di tale genere va considerata come la soluzione meno peggiore.